“Qual'è il parassita più resistente? Un'idea. Una singola idea della mente umana può costruire città, un'idea può trasformare il mondo e riscrivere tutte le regole. Ed è per questo che devo rubarla”. Queste le parole che introducono il trailer di uno dei film più attesi di tutto il 2010: Inception, di Christopher Nolan, uscito nelle sale italiane lo scorso 24 settembre.
La trama di per sé è apparentemente semplice (e qui volutamente epurata da qualsiasi spoiler): Dom Cobb – Leonardo DiCaprio è un ladro molto particolare, in grado di penetrare nei sogni altrui e carpirne idee e segreti. Vive però in pressoché totale solitudine, bandito dagli Stati Uniti per motivi che vengono progressivamente spiegati nel corso del film e soprattutto lontano dai propri figli. È proprio per poter fare finalmente ritorno a casa che egli accetta un ultimo incarico, diametralmente opposto rispetto a quelli a cui è abituato: questa volta gli viene infatti chiesto di realizzare un innesto (inception in inglese), di impiantare cioè un'idea nella mente del giovane figlio di un magnate dell'industria, prossimo ad ereditare l'impero economico del padre. Per portare a compimento questa incarico, estremamente complesso e delicato, Cobb forma quindi la propria squadra, composta da altri cinque membri: Arthur – Joseph Gordon-Levitt, socio di Cobb che si occupa degli aspetti più operativi della missione; Arianna – Ellen Page, cui è affidato il compito di ideare l'ambientazione dei sogni; Yusuf – Dileep Rao, il chimico incaricato di creare il sedativo necessario per stabilizzare il sonno; Eames – Tom Hardy, il falsario in grado di impersonare altri personaggi all'interno del subconscio altrui; Saito – Ken Watanabe, colui che ha commissionato l'incarico. Più della metà del film è quindi poi dedicata alla realizzazione effettiva della missione, resa ancora più complessa dal fantasma dell'ex moglie di Cobb, Mal – Marion Cotillard, che ancora popola e terrorizza il subconscio del protagonista.
Se l'intera pellicola ruota intorno al tentativo condotto da DiCaprio e dalla sua squadra di innestare e far germogliare un'idea nella mente di un'altra persona, allora va senza dubbio riconosciuto al regista il merito di essere riuscito a fare altrettanto con lo spettatore: lo si può amare alla follia per l'imponente impianto scenografico e tematico o odiare visceralmente per la complessità della trama e lo sforzo intellettuale che la pellicola richiede, ma è impossibile che Inception lasci indifferente lo spettatore. Prova ne è il proliferare di commenti, pro e contro, a pressoché qualsiasi recensione del film pubblicata in rete. Christopher Nolan è infatti tutto fuorché un regista convenzionale e Inception è molto di più di un banale action movie: è vero, inseguimenti, sparatorie e combattimenti non mancano ma vengono collocati in una dimensione-altra, anzi in un vero e proprio universo-altro dove i concetti di sogno, subconscio e immaginazione prendono letteralmente vita e sostanza e dove il confine tra realtà e dimensione onirica si fa vago e indistinto. Ed è questo il merito principale di Nolan (e, analogamente, uno degli aspetti su cui si concentrano maggiormente le critiche dei detrattori): aver proposto un modo completamente nuovo di pensare, di riflettere e, perché no, di vivere quella che comunemente chiamiamo “realtà”.
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